La chiusura della candela daily del Dollar Index per la giornata appena terminata (4 novembre 2010) è chiara. L’annuncio di mercoledì della FED ha riattivato il declino che oramai da inizio estate vedeva coinvolto il dollaro.
Con un’economia che stenta a decollare e una disoccupazione sepre elevata la Banca Centrale americana non si è tirata indietro e ha annunciato un secondo intervento di quantitative easing per un valore di 600 miliardi di dollari distribuiti su di un arco temporale di 8 mesi. Questo intervento avrà impatto maggiore se si considera lo scorso piano ancora in atto e il reinvestimento dei soldi ottenuti da titoli in scadenza.
Le voci che si facevano insistenti in questi periodi per un probabile intervento del Giappone nel mercato dei cambi si sono concretizzate in mattinata quando una decisa vendita di yen ha permesso al dollaro di riguadagnare terreno. L’intervento ha avuto come livello chiave l’area attorno 83, poco dopo aver segnato il nuovo minimo a 82.87. Ora lo yen scambia contro il dollaro per un valore pari a 85.40 con un guadagno (per il dollaro) di circa 3 punti percentuali.
Solo pochi mesi fa si parlava di exit strategy e di come potesse essere attuata, ora invece, sopratutto dopo la riunione di ieri del FOMC (Federal Open Market Commettee), la banca centrale americana si trova a dover nuovamente sostenere l’economia. La paura di un’ingresso in una situazione dominata dalla deflazione, spinge la FED a proseguire la politica di quantitative easing andando ad acquistare nuovi titoli di stato americani.
E’ stato rilasciato nella serata di oggi il Beige Book della FED. Nel complesso quello che emerge è un’economia che in alcune zone del paese mantiene salda la sua ripresa mentre in altre incontra alcuni segni di rallentamento e difficoltà. Delle dodici regioni coinvolte dall’indagine è in Cleveland e in Kansas City che la ripresa si mantiene salda, mentre il rallentamento si fa sentire in Atlanta e in Chicago.
I risultati degli stress test mostrano una larga maggioranza di banche che passano il test sulla loro solidità a fronte di una ipotetica situazione di crisi finanziaria. I numeri indicano che sulle 91 banche controllate solo 7 non passano il test. Per l’Italia tutte promosse, mentre quelle che incorrono in difficoltà sono 5 spagnole, 1 tedesca e 1 greca.
Meno di 24 ore all’annuncio dei risultati degli stress test per 91 banche del vecchio continente. Domani, venerdì 23 luglio 2010, e ancor più precisamente alle ore 18, verranno resi noti da parte delle banche centrali di ogni singola nazione i risultati sulla capacità delle banche di resistere ad una nuova eventuale crisi. Lo spirito che pervade il mercato è comunque di fiducia e sono in molti a pensare che l’annuncio che verrà rilasciato domani, non potrà che essere positivo e confortante.
Ben Bernanke durante il discorso di ieri, mercoledì 21, ha sottolineato come l’attuale situazione economica americana resti insolitamente incerta e che la banca centrale resta pronta ad intervenire per garantire il sostegno alla ripresa economica. Proprio in merito a questo riguardo è stata la precisazione che i tassi a questi livelli sono necessari per accelerare l’economia e l’intenzione è di lasciarli invariati per un periodo esteso. Bernanke ha smentito le paure di una doppia caduta nella recessione, ammettendo tuttavia che l’andamento dell’economia rimane fragile.