Un pomeriggio positivo per gli Stati Uniti, almeno per quello che riguarda i maggiori dati macroeconomici della giornata, ossia i sussidi di disoccupazione (della settimana scorsa) e le vendite di case esistenti (dello scorso mese). Risente positivaente di ciò anche la divisa americana che contro le maggiori valute fa notare una discreta presa di valore.
La chiusura della candela daily del Dollar Index per la giornata appena terminata (4 novembre 2010) è chiara. L’annuncio di mercoledì della FED ha riattivato il declino che oramai da inizio estate vedeva coinvolto il dollaro.
Con un’economia che stenta a decollare e una disoccupazione sepre elevata la Banca Centrale americana non si è tirata indietro e ha annunciato un secondo intervento di quantitative easing per un valore di 600 miliardi di dollari distribuiti su di un arco temporale di 8 mesi. Questo intervento avrà impatto maggiore se si considera lo scorso piano ancora in atto e il reinvestimento dei soldi ottenuti da titoli in scadenza.
Le voci che si facevano insistenti in questi periodi per un probabile intervento del Giappone nel mercato dei cambi si sono concretizzate in mattinata quando una decisa vendita di yen ha permesso al dollaro di riguadagnare terreno. L’intervento ha avuto come livello chiave l’area attorno 83, poco dopo aver segnato il nuovo minimo a 82.87. Ora lo yen scambia contro il dollaro per un valore pari a 85.40 con un guadagno (per il dollaro) di circa 3 punti percentuali.
I dati comunicati in mattinata mostrano un’economia in espansione per la zona euro, guidata da una Germania che vede la più veloce crescita del pil dai tempi della sua riunificazione due decenni fa. I dati trimestrali mostrano un incremento dell’1% rispetto i primi tre mesi dell’anno, superando le stime che si attestavano attorno allo 0.7%. Rispetto ad un anno fa si ha un progresso pari all’1.7% per il pil europeo. Un trimestre così forte non lo si vedeva da circa quattro anni.
Solo pochi mesi fa si parlava di exit strategy e di come potesse essere attuata, ora invece, sopratutto dopo la riunione di ieri del FOMC (Federal Open Market Commettee), la banca centrale americana si trova a dover nuovamente sostenere l’economia. La paura di un’ingresso in una situazione dominata dalla deflazione, spinge la FED a proseguire la politica di quantitative easing andando ad acquistare nuovi titoli di stato americani.
Il dato rilasciato oggi in merito alle richieste di sussidi alla disoccupazione per la passata settimana mostra un miglioramento oltre le aspettative. Calano infatti di 11000 unità le richieste attestandosi ad un livello di 457000, contro previsioni su sondaggi Reuters che parlavano di richieste pari a 459000. Lo scorso dato è stato però rivisto al rialzo da 564000 a 568000. Con questo nuovo calo la media mobile di questo indice cala di 4500 punti verso quota 452500.
E’ stato rilasciato nella serata di oggi il Beige Book della FED. Nel complesso quello che emerge è un’economia che in alcune zone del paese mantiene salda la sua ripresa mentre in altre incontra alcuni segni di rallentamento e difficoltà. Delle dodici regioni coinvolte dall’indagine è in Cleveland e in Kansas City che la ripresa si mantiene salda, mentre il rallentamento si fa sentire in Atlanta e in Chicago.